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lunedì 23 aprile 2012

Incontro con Ivana Sacchi



Nell'ambito del corso di formazione " Didattica con la LIM" di cui io sono tutor con Giliola Giurgola si è svolto, il giorno 19 Aprile, un incontro di approfondimento con l'esperta Ivana Sacchi. In maniera altamente coinvolgente ed interessante Ivana è riuscita a proporre una serie di strumenti e modalità da utilizzare come elementi fondamentali per dar vita ad un processo di insgnamento/apprendimento significativo, basato sull'uso della LIM.

mercoledì 4 gennaio 2012

The teacher's manifesto


Una bellissima interpretazione e traduzione del Manifesto degli insegnanti, realizzato con molti colleghi all'interno del network " La scuola che funziona"

giovedì 23 dicembre 2010

Progetto narrazione delle pratiche didattiche

Il giorno 22 dicembre ho partecipato al primo incontro in aula virtuale relativo al Progetto narrazione delle pratiche didattiche coordinato da Gianni Marconato dell'università di Padova ed il prof. Giuseppe Tacconi dell'Università di Verona. Scopo dell’incontro (22 dicembre 2010) è stato quello di condividere il significato e l’operatività del progetto e ragionare su come configurare il percorso stesso. Tacconi ha introdotto  la tematica della narrazione delle pratiche didattiche spigando cos'è, il suo scopo, la sua utilità.
In breve:
· in qualsiasi attività professionale esiste il sapere teorico e il sapere pratico
· al sapere pratico si accede solo attraverso la narrazione (nel nostro caso narrazione di
storie di didattica)
· il sapere pratico è qualla forma di sapere che si comunica attraverso il racconto.


giovedì 16 dicembre 2010

Tecnologie nella didattica? Una vecchia questione mai risolta.

Le nuove tecnologie: strumenti o protagonisti del processo di innovazione scolastico?
Sull'uso delle nuove tecnologie nella didattica sono stati spesi fiumi di parole da  parte di studiosi ed esperti a livello mondiale. Nonostante  i numerosi progressi compiuti al riguardo,  la questione, in realtà, non è stata mai risolta. L'introduzione delle LIM nella scuola ha riaperto vecchie polemiche ed interrogativi.
Può uno strumento realmente innovare la didattica e migliorare il processo di insegnamento/apprendimento o occorre che ci sia alla base dell'altro?
 In questi giorni, Gianni Marconato, fondatore de La Scuola che funziona, ha rilanciato la questione, proponendo un  processo alle tecnologie didattiche partendo dai suoi esiti per un discorso evoluto che superi le ovvietà dello stantio e angusto dibattito attuale.
"Alcuni post in blog di colleghi - ha affermato Gianni - hanno riproposto in questi giorni il tema del senso delle tecnologie (digitali e di internet) nei processi di insegnamento e di apprendimento.....
Questi i contributi di riferimento:
 la questione posta (quale mi pare emergere dall’insieme) è se le resistenze che tanti insegnanti e la scuola ancora manifestano verso le tecnologie sia una resistenza specifica alla tecnologia o se, invece, non sia la cartina di tornasole di una più vasta, generale, globale resistenza al cambiamento e all’innovazione da parte della scuola (come istituzione) e degli insegnanti (come attori del cambiamento)"


Ho letto con attenzione i vari post scritti relativamente  all'uso delle nuove tecnologie nella didattica e nell'educazione con i quali concordo in pieno ed   esprimo il mio parere favorevole alla proposta lanciata da Gianni. Proprio in questi giorni sono stata colpita da un articolo pubblicato sul New York Times Growing up digital. Wired for Distraction http://www.nytimes.com/2010/11/21/technology/21brain.html in cui viene affrontato un problema analogo. I giovani di oggi, nativi digitali, hanno sviluppato nuove modalità di apprendimento, sono più immediati, sono abituati a stabilire connessioni tra una mole di dati provenienti da fonti diverse e la scuola del XXI sec. non può ignorare tutto questo. “The technology amplifies whoever you are,”  afferma Mr. Reilly . Tutto dipende dal saperla utilizzare e gestire consapevolmente. Come giustamente ha sottolineato Gianni questioni che dovrebbero essere date per acquisite e scontate non lo sono affatto nonostante siano passati tanti anni dall'introduzione del computer a scuola . Iniziamo sempre dal punto di partenza. Le motivazioni sono molteplici, ad iniziare dalla  politica legata all'inserimento ed alla diffusione delle nuove tecnologie nel mondo scolastico. Diversi anni fa nella scuola primaria l'informatica era una disciplina a sè stante e rientrava nel curriculo obbligatorio. I docenti erano obbligati a dedicare almeno un'ora settimanale a tale insegnamento. L'evoluzione successiva ha portato a comprendere che la tecnologia non può essere separata dalla normale attività di insegnamento. Come la lavagna e la penna anche il computer può essere un potente strumento per raggiungere gli obiettivi disciplinari. Si è proceduti in questo modo ad eliminare l'obbligatorietà dell'insegnamento dell'informatica e con le Nuove Indicazioni per il Curriculo si è sottolineato il carattere trasversale della tecnologia. Tutto questo ha generato confusione alla base. Insegnanti tradizionalisti e conservatori hanno visto questa trasformazione come il venir meno dell'uso della tecnologia. Molto spesso mi sono sentita ripetere "Tanto l'informatica è scomparsa dalla scuola. Perchè devo perdere tempo dietro a queste cose?". A questo punto mi chiedo: una diversa politica di diffusione delle tecnologie avrebbe dato risultati diversi?
Sono convinta che alla base di un cambiamento, come affermato da Cristina, ci debba essere la motivazione, ossia la volontà di mettersi in discussione, di aprirsi al nuovo che avanza. Ma che cosa può spingere un insegnante, dopo tanti anni di lavoro, ad abbondare schemi e modalità ormai acquisite e consolidate? Uno di questi fattori potrebbe essere la gratificazione non solo morale ma anche e soprattutto materiale. Se esaminiamo la situazione da questo punto di vista la realtà in cui versa il corpo docente italiano, a differenza di altri paesi europei, è veramente angosciante. Un insegnante non ha possibilità di avanzare con la propria carriera se non attraverso un arduo concorso, quello dirigenziale, e dal punto di vista economico tante attività legate all'uso delle nuove tecnologie non sono uffialmente riconosciute e retribuite poichè considerate trasversali al normale insegnamento. La retribuzione mensile di un insegnante italiano è tra le più basse d'Europa in confronto ad un monte orario e ad un carico di lavoro piuttosto elevato. Di fronte a problemi di sopravvivenza scolastica, inoltre,  in cui un insegnante si trova a dover elemosinare i gessi per poter scrivere alla lavagna o i fogli per poter fare le fotocopie, e non sono poche le scuole che versano in tale situazione, un insegnante preferisce  dedicarsi all'ippica piuttosto che rimettersi in gioco e continuare ad investire il proprio tempo e le  proprie energie per la scuola.
Che dire poi dell'organizzazione generale della scuola  italiana? Di fronte ad  un sistema di traguardi e competenze da raggiungere alla fine di un determinato periodo di tempo viene lasciato poco spazio alla possibilità di un insegnante di tentare nuove vie e soluzioni. Un docente tenta a ripiegarsi su quello che più sa fare o conosce pur di raggiungere determinati risultati alla fine di un percorso di insegnamento/apprendimento.
Nonostante tutto questo, sono fermamente convinta che nessuno può fermare il progresso e, come ha avuto modo di affermare Maria Serena Peterlin, è doppiamente colpevole chi abbandona. Bisogna andare avanti......ed Io , personalmente, nonostante i pugni ed calci finora ricevuti, questa scelta l'ho già fatta da tempo.

sabato 2 ottobre 2010

The teachers'manifesto on classroom 2.0


With a group of teachers participating in "The school that works", a
community of practice founded by Gianni Marconato to allow communication
between teachers of various italian regions and contribute, through
cooperation, sharing, communication, improving the education and the learning of students, we have developed the Manifesto of the teachers presented for the first time on July 2 to LSCFCamp in Venice
The Manifesto of teachers is a kind of Hippocratic Oath (13 points) in
which it outlined the commitment of the teacher to encourage personal
development, social and cognitive development of students, to make the
school a genuine opportunity to prepare young people to their future and social development.

A "manifesto" which also touches on the role of the teacher the same:
passion for their work, the tension and commitment to continuous
improvement, the desire to base their role on the emphaty and no
authority.
A powerful work of synthesis with the aim of providing a model of the class teacher and
school teacher to the challenges of the times, a challenging model to
pursue, so many challenges to abandon the certainties of the past. To keep alive the school and not to die as a teacher.

Teachers'Manifesto authority.
1. I love teaching. I love learning. This is why I’m a teacher.
2. I will teach to promote in every way a sense of wonder at the world,
which is inborn in my students. I will teach in order to be overtaken
by them. When I am no longer able to do that, I will release my
position to one of them.
3. I will teach by demonstration and example. The acknowledgment of my mistakes will enlighten my way.
4. I will join my students in their discovery of the world around them,
favouring and encouraging among each of them curiosity and
inquisitiveness, questions and passion.
5. Being unable to convey truth to my students, my endeavour will be to get them to live in its pursuit
6. I will foster in my students the commitment and will power to
constantly improve themselves and to never give up when faced with
difficulties. I, too, will keep updating my training and knowledge.
7. I will strive to make the school the world, and not a prison.
8. I will not convey to my students fixed, pre-packaged ideas. I will be
lead by my world view but it will never be a law for them. Questioning
and constructive criticism will be the pillars of my educational action.
9. I will promote studying for life and oppose studying for grades.
10. I will gather assessment factors, and refuse simplistic and mechanical
approaches that do not take into account the starting point, progress,
commitment and overall improvement of each student.
11. I will fight for the school to be everybody’s school, a school where each student
can learn according to his/her own pace and path. I will see that my
students choose me rather than put up with me.
12. I will help my students light up the future through reading about the past and fully
living in the present. I will help them live in the world as it is, but
not tolerate leaving it as it is.
13. I will remain faithful to these tenets at all moments of my educational activity, ready to face
and overcome all formal and bureaucratic obstacles in my path.
The Manifesto for teachers may be signed by all those who believe in the
role of the school and the role of teachers (teachers, administrators,
school staff, parents, students) at the following link
http://www.manifestoinsegnanti.it/

giovedì 30 settembre 2010

La scuola che funziona, un social network che funziona

C'è chi parla di social network e chi il social network lo fa. Tra questi i 1200 insegnanti che vogliono contribuire a ricostruire il ruolo sociale, professionale e culturale dell'insegnante italiano notevolmente deteriorato in questi ultimi anni. E lo fanno utilizzando al meglio tutte le opportunità che la tecnologia oggi offre: internet e le piattaforme di interazione e collaborazione. Abbandonando i consueti metodi di interazione, di comunicazione, di condivisione e socializzazione ed abbracciando con decisione ed entusiasmo le nuove tecnologie di rete un folto gruppo di insegnanti italiani stanno lavorando per migliorare la scuola migliorando il loro stesso lavoro. In circa un anno il gruppo ha assunto dimensioni considerevoli con il solo passaparola e la qualità dell'attività svolta: condivisione di pratiche, discussioni, gruppi tematici, progetti collaborativi. La parola d'ordine è far conoscere e valorizzare la scuola che funziona, quella scuola che tra mille difficoltà e inefficienze esiste. E' quella scuola fatta da migliaia di bravi insegnanti che si sono presi sulle proprie spalle la responsabilità di assicurare un'educazione di qualità ai giovani d'oggi e cittadini di domani. I valori che li animano, i criteri di qualità, la loro identità sono diventati oggetto del ""manifesto degli insegnanti"", il ""prodotto"" di 3 mesi di lavoro del network, più di 1000 contributi , un poderoso lavoro di sintesi con l'obiettivo di fornire alla classe insegnante un modello di scuola e di docente adeguato alle sfide dei tempi, un modello impegnativo da perseguire, tante sfide da cogliere abbandonando le certezze del passato. Per non far morire la scuola e per non morire anche come insegnanti. Un ""manifesto"" che tocca anche il ruolo dell'insegnante stesso: la passione per il proprio lavoro, la tensione e l'impegno per il costante miglioramento, il volere fondare il proprio ruolo sull'autorevolezza e non sull'autorità.
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sabato 24 luglio 2010

Il Manifesto degli insegnanti


Il Manifesto degli insegnanti è il più importante dei progetti del network La scuola che Funziona ed è stato presentato per la prima volta il 2 luglio al LSCFCamp.

Il Manifesto degli insegnanti, 13 punti in cui viene delineato l’impegno dell’insegnante per favorire lo sviluppo personale, sociale e cognitivo degli studenti, per fare della scuola un’autentica occasione di preparazione dei giovani al proprio futuro e di promozione sociale. Un “manifesto” che tocca anche il ruolo dell’insegnante stesso: la passione per il proprio lavoro, la tensione e l’impegno per il costante miglioramento, il volere fondare il proprio ruolo sull’autorevolezza e non sull’autorità.

Un poderoso lavoro di sintesi con l’obiettivo di fornire alla classe insegnante un modello di scuola e di docente adeguato alle sfide dei tempi, un modello impegnativo da perseguire, tante sfide da cogliere abbandonando le certezze del passato. Per non far morire la scuola e per non morire anche come insegnanti.

IL MANIFESTO DEGLI INSEGNANTI


1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.

2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.

3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.

5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.

6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.

7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.

8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.

9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.

10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.

11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.

12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.

13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.


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